2021
STORIA DELLA MIA BIBLIOTECA PRIVATA
RICONOSCIUTA DALLO STATO ITALIANO.
ILLUSTRATA DA DOCUMENTI E IMMAGINI
RACCONTATA E DIFESA CON PASSIONE.
Si è invece imbattuta nella “FABBRICA DELLE PUNIZIONI E DEI SILENZI PSICOLOGICI”,
GESTITA DA RAVENNA FESTIVAL,
a due passi dal Sindaco.
PRELUDIO DEDICATO AI CARI DEVOTISSIMI AMICI DI RAVENNA FESTIVAL.
Se il sovrintendente Antonio De Rosa e altri confratelli non avessero tentato con premura di spedirmi in ospedale o in una casa di cura grazie ai loro velenosi ‘silenzi psicologici’ tante acque torbide sarebbero rimaste nascoste nei cassetti di famiglia.
Credono forse di essere umani e candidi perché si divertono a infliggere del male ad altri umani con il gioco pernicioso dei SILENZI?
In realtà, se avessero riflettuto con criterio, avrebbero capito al volo che stavano danneggiando fortemente sè stessi e RAVENNA FESTIVAL.
N. B. Alcuni avvenimenti che mi riguardano, tutti veri, raccontati con fatica e per necessità in questo sito, sono accompagnati da documenti in mio possesso che ne assicurano l’autenticità. Per altre vicende ho ripescato fonti pubbliche già apparse con enfasi nel mare della stampa, voluti con slancio dai manager di Ravenna con presunzione e ardita aria di sfida. Oggi la loro nuova rilettura appare fortemente sgradita e male accolta dagli stessi fondatori che reagiscono ripagandomi con silenzi perniciosi e con castighi psicofisici dannosi (vedere i paragrafi n. 12, 13, 14).
Ma perché reagiscono ? Perché, SENZA INVENTARE FANTASIE mi impegno a mostrare SUL MIO SITO SCRITTI SCOTTANTI DA LORO STESSI PUBBLICATI A SUO TEMPO CON GIOIA SUI GIORNALI.
N.B. Senza le FRUSTATE PSICOFISICHE scaricate anni fa su chi scrive dall’esaltato dott. Antonio de Rosa individuo mai cercato e mai incontrato, (l’unico “Ci penso io” del divinizzato Ravenna Festival) questo mio sito vero ma indigesto mai l’avrei creato. CHIARO? Lo si sappia in tutto il mondo.
Fin dal 1990 i novelli ‘Grandi’ di Ravenna, hanno fatto i salti mortali per apparire, per vantarsi e per padroneggiare l’Alighieri e le intoccabili e redditizie “vie delle amicizie” grazie al beneficio delle sovvenzioni. Perché ora zittiscono ? PERCHE’ PARLANO PER LORO PUBBLICHE DOCUMENTAZIONI SCRITTE, NON MIE.
Brera mi fè disfecemi Ravenna? Chissà! A Ravenna c’è da aspettarsi di tutto. Leggere il seguito. Grazie.
Sommario.
1 – Inizi e tappe principali.
2 – Uno spartito.
3 – Un grande figlio di Ravenna.
4 – Il mistero ravennate di Montserrat Caballé.
5 – Un Καρνεάδης ravennate due volte animatore di preziose vetrine della Cassa di Ravenna nel 2010.
6 – L’alba di un grande Direttore d’orchestra sotto l’ala del Maggio Musicale Fiorentino
7 – Brera mi fè, disfecemi Ravenna?
8 –
9 –
10 –
11 –
12 –
13 –
14 – I «Doni dei Silenzi».
15 –
16 –
1 – Inizi e tappe principali.
Fin dai tempi del Liceo–ginnasio (come allora veniva chiamato), interessato com’ero alla raccolta di immagini e oggetti particolari, ho sempre camminato su due percorsi che nel tempo mi hanno condotto a due importanti collezioni: Immagini devozionali e Musica lirica. La svolta che fece conoscere quel materiale tutto speciale a studiosi e ricercatori non ravennati avvenne prima del 1987 anno della creazione della mia biblioteca proposta e sostenuta da entusiastici, noti musicologi. Tra di noi da anni esistevano contatti epistolari.
Di loro ricordo in modo particolare con stima e gratitudine, Edilio Frassoni e Luigi Inzaghi. Fu proprio Inzaghi, stupito e ammirato per i titoli rari o unici che riuscivo a scovare nel mercato antiquario fiorentino (libretti e spartiti d’opera del primo Ottocento da lui cercati invano per tutta Europa) a contattare immediatamente la Biblioteca Braidense di Milano perché si interessasse dei testi e delle stampe musicali in mio possesso, meritevoli di essere catalogate al più presto sul web in Opac Sbn. Sapeva infatti che in quel periodo, su mandato del Ministero per i beni e le attività culturali, l’ente milanese era l’unico in Italia autorizzato a individuare e pubblicare in internet le raccolte musicali delle biblioteche private.
Subito la Braidense rispose, ne chiese i titoli e li elencò in Opac Sbn dando inizio alla nuova biblioteca siglata “RISM: I-RAbriccoli RA0063”.
Lettera della Biblioteca Braidense di Milano
che nel 1987 creò la “Biblioteca privata Filippo Briccoli”.
2 – Uno spartito
L’improvvisa comparsa di questa mia piccola istituzione privata nella vasta biblioteca virtuale Opac Sbn mise subito in atto una richiesta incredibile. Partì dalla Fondazione Rossini di Pesaro, unica custode e promotrice dell’inestimabile produzione musicale del grande compositore. Lieta di aver trovato l’edizione di uno spartito d’opera che non possedeva, la Fondazione ne chiedeva il microfilm da inviare per motivo di studio, alla University of Chicago Center for Italian Opera Studies… (USA). Era evidente che la sua richiesta considerava Ravenna unica città al mondo a possedere il ricercatissimo spartito, almeno fino a quando Pesaro non ne trovò una seconda copia.Tale edizione introvabile da più di un secolo era stata pubblicata a Parigi da Pacini nella seconda decade del XIX secolo.

Scheda OPAC SBN
La dicitura sottolineata di verde mostra che la Biblioteca privata Filippo Briccoli
è stata l’unica a possedere per anni il Corradino, in Italia e all’estero.
Lettera della Fondazione Rossini di Pesaro.
Chiede lo spartito per studiarlo.
Catalogo delle biblioteche d’Italia a cura del Ministero dei Beni culturali.
A destra nel settore che elenca tutte le biblioteche di Ravenna, compare in basso la “Biblioteca privata Filippo Briccoli”.
Sopra di essa spicca l’importante Biblioteca della Casa Matha.
Un altro passo avanti di notorietà della biblioteca avvenne nel 2003, anno in cui comparve elencata anche nel «Catalogo delle biblioteche d’Italia, Emilia-Romagna II, a cura del Ministero per i beni e le attività culturali, Roma ICCU». La si trova citata a pagina 750 del suddetto Catalogo col nuovo titolo “RA 0063 Biblioteca privata Filippo Briccoli”, proprio al disotto la prestigiosa biblioteca cittadina “RA 0098 Biblioteca dell’Ordine della Casa Matha”.
Anni straordinari per me e per Ravenna. Molti ricordano bene che alla veneziana Rocca Brancaleone andava a gonfie vele una produzione teatrale di grande valore, ideata e attivata dalle intuizioni culturali e dalle capacità organizzative dell’indimenticabile Avvocato Mario Salvagiani, protagonista assoluto e inimitabile della storia musicale di Ravenna (Si veda l’articolo Spettacoli alla Rocca: grandi nomi e magia. Carlino, 3 febbraio 2020. Si trova anche in questo Sito alla voce Ravenna mia).
In questa atmosfera pacata, ricca di emozioni teatrali e di camerateschi incontri, la presenza in città di una biblioteca specializzata si diffuse rapidamente suscitando curiosità ed interesse. Appassionati d’opera, conoscenti e curiosi vennero a visitarla per vedere e sfogliare in particolare i libretti e gli spartiti dell’800. Ma anche personaggi di alta cultura mi onorarono della loro presenza e dei loro complimenti. Sono nei miei incancellabili ricordi le visite del M° Eudoro Maramotti con l’avvocato Daniele Bulgarelli (interessato ai cimeli del basso Ezio Pinza), e dell’avvocato Mario Salvagiani accompagnato da distinta persona a me sconosciuta.
Al momento del commiato poi, al M° Maramotti e a molte altre persone venne più che spontaneo un accenno all’amata Classense da tutti vista con soddisfazione come la più credibile destinataria di tanta nuova fortuna musicale. L’idea era probabilmente già nell’aria oltre che nei miei desideri perché poco dopo la grande biblioteca accolse con piacere una mia mostra di preziose immagini devozionali manufatte intitolata «Natale in Classense». La sua eco raggiunse anche il Cardinale Ersilio Tonini che, in un pomeriggio esclusivo, la contemplò a lungo con tanta concentrazione da lasciare scritto per memoria un profondo pensiero meditativo nel libro delle firme.
Il Cardinale Ersilio Tonini onora
con la sua visita
la mostra “Natale in Classense” il 30 dicembre 2003.
3 – Un grande figlio di Ravenna: Mario Salvagiani.
Tanti imprecisi commenti di molte personalità mi invitano a precisare che la citata visita a casa mia dell’avvocato Mario Salvagiani non era il primo dei nostri incontri. Ci conoscevamo già da almeno quindici anni.
Il primo incontro era avvenuto nel febbraio 1976 poche settimane dopo la rappresentazione della Beatrice di Tenda al Teatro Alighieri. Mi contattò per chiedermi la registrazione di quell’opera non registrata dal tecnico teatrale. Probabilmente qualcuno gli aveva detto che sovente registravo dal vivo le opere che vedevo.
l secondo incontro avvenne tre anni dopo, durante le prove della Bohème che doveva andare in scena alla Rocca veneziana l’8 agosto.
Molti di noi con spontaneo cameratismo passavamo lunghi periodi alla Rocca per guardare gli allestimenti scenici, per incontrare i cantanti, per assistere alle prove. Proprio in un pomeriggio di prove, Mario Dradi (il futuro General Manager di tanti famosi artisti lirici) ed altri amici mi chiamarono per dirmi: “Manca l’addetto a voltare le pagine dello spartito accanto al Maestro Gunter Neuhold, e manca anche un sostituto. Non andresti mica tu”?
Li guardai stupefatto oltreché sconcertato. Conoscere un po’ la musica, seguire i melodrammi con gli spartiti e conoscere pure a memoria l’opera in allestimento non voleva dire essere in grado di sostituire degnamente dei professionisti. “Siate seri, evitatemi il ridicolo, sul palcoscenico non si sta giocando” replicai. Rifiutai e voltai le spalle. Mentre mi allontanavo sentii inaspettata la voce inconfondibile di Salvagiani: “Vuole proprio fare saltare queste urgenti prove?” Erano ben rari i suoi interventi pubblici. Girandomi dubbioso in direzione di quella voce, intravidi pure il M° Neuhold seduto al pianoforte che faceva cenno di avvicinarmi. Esitai, poi di fronte a tante insistenze finii per cedere, contento al termine della prova, di essermi prestato per un servizio utile seppur modesto.
Mario Salvagiani, l’Avvocato.
(Foto Fabrizio Zani)
4 – Il mistero ravennate di Montserrat Caballé.
Molto più curioso e piuttosto misterioso fu il colloquio avvenuto ancora con l’Avvocato nel Ridotto della Rocca Brancaleone durante le prove della Tosca da cantarsi il 3 agosto 1981 con Montserrat Caballé e José Carreras. Chiamatomi in disparte, Salvagiani con voce sommessa mi chiese se possedevo una registrazione qualsiasi della Pia de Tolomei, titolo piuttosto raro. «La cerca Montserrat», sussurrò con voce ancor più bassa. Quel personaggio e quel titolo mi stupirono. Ma che stranezza è questa, pensai. Lei, la regina dei più grandi teatri del mondo, una delle prime artefici della Donizetti Renaissance, va cercando ancora, a carriera avanzata, la registrazione di un melodramma donizettiano poco noto e proprio a Ravenna?
Giorni dopo consegnai all’Avvocato la cassetta della registrazione senza approfondire alcunché. Mi accontentai di una verosimile mia congettura. Forse l’ascolto appartato, magari casalingo della Pia de Tolomei, poteva servire alla grande cantatrice per stabilire se era il caso di inserire una nuova opera nel suo vasto repertorio in una fase abbastanza avanzata per non dire rischiosa della sua carriera. Già all’arena di Ravenna si era capito che la pesante drammaticità del ruolo di Tosca stava incrinando oltremodo una vocalità già stanca e provata da un repertorio non sempre confacente alle sue speciali risorse vocali. Rimanendo su questa ipotesi è quindi probabile che la belcantista catalana abbia deciso, dopo l’ascolto dell’opera, di rinunciare definitivamente al melodramma donizettiano che non inserì mai nel suo tardo repertorio.
Il soprano Montserrat Caballé
a Ravenna per interpretare Tosca nell’agosto 1981
Il tenore José Carreras
il Cavaradossi della Caballé a Ravenna
5 – Un Καρνεάδης… ravennate, due volte animatore delle preziose vetrine della Cassa di Ravenna, (2010).
L’anno 2010 mi concesse due importanti mostre allestite nelle vetrine ex Bubani della Cassa di Ravenna. Una delle mostre mi valse la pubblicazione, finanziata dalla Cassa stessa, del libro “L’ornamento dell’anima, un percorso tra immagini e oggetti della devozione – La collezione Filippo Briccoli”, subito ricercato, accolto con gradimento anche da Mons. Cesare Pasini, Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Evento straordinario e impensabile confermatomi da una lettera personale del Prefetto stesso con queste parole «… stabilita la congruenza con le discipline rappresentate nei fondi della Biblioteca, ne è stata disposta l’inclusione all’interno delle nostre collezioni».
L’ornamento dell’anima, un percorso tra immagini e oggetti della devozione, tutti manufatti.
Scorcio della mia seconda mostra in una vetrina della Cassa di Ravenna nel novembre 2010.
Al contrario la prima mostra intitolata “Ripensando il Belcanto. Voci, volti, ricordi tra Teatro Alighieri e Ribalta Internazionale” pur visitata con grande interesse da appassionati e da turisti, non ottenne lo stesso gradimento da parte dei maggiorenti di Ravenna nonostante un’intera vetrina esponesse cimeli introvabili riguardanti lo storico, caro Teatro Alighieri. Non portò giovamento neppure una mia cortese, rispettosa iniziativa indirizzata ad una impegnatissima persona ravennate. Si trattava di un album illustrato con le immagini più significative della mostra, corredate da minuziose didascalie, stampato apposta per lei e solo per lei come invito informativo/culturale.
Mosso da animo garbato e riguardoso ma anche a scanso di prevedibili equivoci, consegnai personalmente l’album all’ingresso della sua vicina magione. Mi aspettavo, lo confesso ingenuamente, un gentile riscontro magari unito ad una cordiale accoglienza alla rara esposizione musicale, a nome suo e di una Ravenna/saggia arricchita dei nuovi semi di una inaspettata cultura, non facilmente trovabili nei più forniti enti bibliotecari nazionali.
Mi sbagliavo: la signora non esultò! Atto comprensibile a ben pensarci: non poteva sentirsi spinta ad applaudire ed abbracciare una estranea iniziativa non pro domo sua….
E neppure esultarono i suoi devoti collaboratori, subito imitati dall’Assessorato alla cultura della città, indifferente alle vicine preziose vetrine espositive, sfiorate tutti i giorni nel recarsi al lavoro.
Indifferenti perfino ad un importante acquisto riguardante il materiale didattico della scuola di canto di una N. D. musicista, figlia di musicista, nota Maestra di Canto. Acquistai i suoi testi musicali a Bologna un anno dopo la sua scomparsa direttamente dalla sorella Maria Letizia nel 1975. Si tratta di centinaia di spartiti arricchiti da una infinità di annotazioni musicali e teatrali. Sono rare lezioni essenziali per apprendere la tecnica del canto lirico e approfondire lo studio dei personaggi.
6 – L’alba di un grande Direttore sotto l’ala del Maggio Musicale Fiorentino.
A questo punto (inizio di un nuovo paragrafo), a qualcuno sembrerà un controsenso ma a me sembra giusto raccontare una emozionante storia che ha allietato per più di dieci anni la mia frequentazione di un importante teatro, il Comunale di Firenze.
In quel periodo storico Ravenna era del tutto trasparente e compatta, mentre il giovane, apprezzato Maestro Riccardo Muti, ancora non appannato e non condizionato da una corte invadente di fanatici, quasi da solo andava costruendosi un futuro di prestigio.
Il ricordo di Firenze dicevo, risale ad una lontana stagione lirica – siamo nel 1968 – nella quale il Maestro stava iniziando il cammino che lo portò poi ad una carriera musicale veramente straordinaria; un evento, riguardante in forma elementare anche me e la mia famiglia appassionata di musica, che potrei intitolare L’instancabile corsa al Maggio Musicale Fiorentino. Rievocazione calzante anche oggi per delineare e distinguere, senza alterarle, le disinvolte iniziative e i personalismi che ospito in questo sito, già apparsi in tanti giornali.
In breve, il nostro primo contatto con il Teatro Comunale avvenne nel 1970 primo anno di sorprese teatrali riguardanti allestimenti nuovi e appropriati, avvolti da intense volute musicali che toccavano il cuore. Voglio dire che la solita impronta verista ci veniva offerta nobilitata ed arricchita in capolavori come Cavalleria e Pagliacci abituati a trattamenti piuttosto pesanti e spesso chiassosi. Fu un soffio di aria nuova che veramente non ci aspettavamo, come non avremmo mai pensato ai due allestimenti se non avessimo raccolto i commenti parentali sparsi per Ravenna dalla voce dell’entusiasta suocero del Mastro Muti.
Voce dopo voce anche noi pubblicizzammo le opere dirette del giovane Maestro sottolineando con fervore le emozioni e le magie che ci tenevano legati alle poltrone e che ci ‘obbligavano’ a gustarne altre sempre più avvincenti e profonde. Presi da tanta smania provvedemmo ad organizzarci in un gruppetto fisso per riuscire a vedere con sicurezza tutte le opere in programma: Ballo in maschera, Attila, Guglielmo Tell, Agnese di Hohenstaufen, Macbeth e molte, molte altre ancora. Furono anni frenetici ricchi di intense emozioni.
Di quel beato periodo mi resta il calco del volto di Giuseppe Verdi, una bella ceramica faentina purtroppo da me mai recapitata al Maestro Muti dopo averla notata in casa sua durante una visita guidata.
Se è vero come è vero che chi scrive dovette distaccarsi due volte dal gruppo degli amici per impegni presi in precedenza, è altrettanto vero che, insieme alla famiglia, si gratificò vedendo due volte il Macbeth e tre volte il grandioso Guglielmo Tell, comprese visite ai camerini, richiesta di autografi e… sindrome di Stendhal.
ALCUNI AUTOGRAFI DEL M° RICCARDO MUTI,
DIRETTORE CONCERTATORE DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
1 – La forza del destino, 15 dicembre 1974.
Dedica a Giovanni Briccoli di anni 8
presente a fianco anche Antonio di anni 6.
Macbeth, 11 maggio 1975.
In alto la firma del basso Mario Petri protagonista dell’opera
Guglielmo Tell, 2 gennaio 1977.
Al centro la firma del tenore Franco Bonisolli interprete del ruolo di Arnoldo.
Calco del volto di Giuseppe Verdi,
ceramica faentina destinata ma non consegnata al Maestro Muti, già esposta in casa sua.
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LEGGERETE DA ORA LA MIA CONTINUA DIFESA SORRETTA, PIù AVANTI, DAL FORTE RISPETTO E DALL’OSSERVANZA DELLE LEGGI ITALIANE (si parlerà di sovvenzioni «riempitasche» dal paragrafo n. 15).
Aggiungo anche un ringraziamento di riconoscenza agli amici che mi si affiancano per svergognare i festivalieri ideatori dei nefasti “silenzi punitivi” indirizzati a un prossimo innocente che non s’inchina a loro.
7 – Brera mi fè, disfecemi Ravenna?
Un secondo caso incivile per non dire aggressivo ed offensivo, riguarda il comportamento bizzarro di una persona ‘amica’ che lanciò un attacco anche agli alti piani ministeriali della cultura nazionale. Ecco in forma molto, molto concisa, le sue ‘esternazioni’’ nel sofferto nostro incontro avvenuto nel suo luogo di lavoro: “Mi ascolti bene: la legge fatta dal Ministero per i beni e le attività culturali a favore delle biblioteche private [come la mia] è sbagliata. La biblioteca Braidense poi, accettando e attivando l’esclusivo incarico ministeriale, ha diffuso l’errore. Di conseguenza si convinca bene che la sua Biblioteca privata nata da un errore non ha alcuna ragione di esistere, anzi per noi non esiste affatto. E se vogliamo, in qualsiasi momento possiamo cancellare dal web e da Opac Sbn tutto il suo materiale bibliografico compreso il nome della biblioteca stessa”.
Ne uscii sconvolto e umiliato. Un vero choc.
Stordito da tanta intimidazione scherzosa o folle che sia stata, sentii urgente il bisogno di chiedere aiuto e chiarimenti a chi di dovere, in modo particolare alla tartassata Braidense (vittima dell’impertinente aggressione) e alla Soprintendenza dei beni librari e documentari di Bologna da sempre premurosa e attenta alla custodia e allo sviluppo della biblioteca Briccoli. Entrambi gli enti, esterrefatti e turbati per quanto stava accadendo, mi assicurarono che nessun’altra città italiana aveva accolto in tal maniera le proprie biblioteche private. [….]
A questo punto non posso non rammentare, anche se lontano nel tempo, uno degli orrori della mia guerra, la catastrofica Seconda Guerra mondiale. Sorvolando sui bombardamenti aerei e sui cannoneggiamenti d’artiglieria subiti, rabbrividisco ancor oggi risvegliandomi di notte da incubi sconvolgenti dove mi ritrovo bersaglio di guerra insieme al mio babbo; mitragliati davvero nell’autunno 1944 da due soldati tedeschi ideatori per divertimento di un tiro a segno umano improvvisato (I particolari di questa sfiorata tragedia ed atre drammatiche vicende si possono leggere in La mia guerra).

Sfuggiti alla morte
Un angolo del cortile della vecchia casa Briccoli.
Mio padre e io lavoravamo in cortile in una giornata autunnale del 1944 .
I cerchietti rossi evidenziano cinque fori della prima mitragliata sparata da due soldati tedeschi
ideatori in un ‘divertente’ tiro a segno su esseri umani.
Ci sfiorarono le teste.
Questo sito è la mia unica, possibile, penosa, necessaria rimostranza e difesa. [….].
13 –
[……]
14 –
Il trauma emotivo
“Il trattamento del silenzio favorisce l’insorgenza di un trauma emotivo, stress, condizioni come depressione, rabbia e frustrazione, sentimenti di tradimento, irrequietezza, isolamento e rifiuto. Quando una persona riceve il trattamento silenzioso, viene attivata la corteccia cingolata anteriore del cervello. Ciò significa che quando siamo ignorati, il cervello dice che siamo nel dolore fisico. Alcuni sintomi sono mal di testa, dolori di stomaco, insonnia, ansia e stanchezza. Il tuo partner diventa freddo, distaccato e si rifiuta di rivolgerti la parola perché tu hai detto o fatto qualcosa che lo ha infastidito. In tale contesto, ci sono molte probabilità che tu, subendo questo abuso emotivo, sarai portato ad agire di istinto e provare a scusarti. In questo caso, il partner vuole semplicemente punirti. Il trattamento del silenzio è una punizione, un’espressione di disprezzo passiva-aggressiva. Il partner, in questo caso, non vuole manipolarti ma solo sottometterti e punirti per un affronto subito (reale o immaginario). Il silenzio può crollare solo se chi te lo elargisce ti vedràsufficientemente disperato Sicuramente il trattamento del silenzio susciterà in te sconforto, frustrazione, rabbia, angoscia, sensi di colpa, confusione e chissà quante altre emozioni negative. Ciò che puoi fare è mettere da parte queste sensazioni, prendere atto che hai di fronte una persona che non conosce (o non vuole usare) altri mezzi comunicativi se non l’abuso. Ogni rapporto che stringi dovrebbe essere basato sul rispetto reciproco. Il trattamento del silenzio, oltre a essere un abuso emotivo, è una palese mancanza di rispetto”
15 – [……]
16 – […..]
CONCLUSIONE RISPETTATA
Alcuni festivalieri ravennati (?) continuano a scrivere che la mia tenacia continua a rovinare la vita della ex Sovrintendente di Ravenna Festival. Non sarebbe il momento di smetterla, cari amici?
Chi scrive risponde ancora una volta di non aver prestato attenzione alla Sovrintendente solo perché non l’aveva mai conosciuta. Successivamente non si è per nulla interessato alla sua vita. L’ho conosciuta solo attraverso i giornali e tramite le iniziative pericolose di un collaboratore del Festival usate contro persone scelte da lui, imitato rapidamente dai suoi fans: diciamolo pure, si tratta dei nefasti SILENZI PSICOFISICI.
Fino a quel periodo, nessuno mi aveva parlato di quella Signora, che poi avvicinai osservando le sue attività sceniche e registiche ma non l’ho mai sentita parlare delle sue difficoltà fisiche. Era sempre serena, attiva, instancabile e dolce piena di entusiasmo ed iniziative. Nemmeno amici suoi seri mi hanno parlato della sua salute, ma per tutta la vita mai ho avvertito qualche notizia in merito. Ricevevo solo degli improperi sgarbati da occasionali persone. Quante baggianate vengono raccontate. Sarebbe meglio non abbandonarsi a maliziose e sottintese fantasie che danneggiano chi le racconta e chi le diffonde.
Noi ora, dopo anche un incidente grave rivolgiamo alle persone offese ed addolorate tutte le nostre scuse con perdono sincero, sentimenti umani portati nel cuore da tempo.
Filippo










